Avere molto da imparare dagli inuit la dice lunga.

”[…] L’Italia attuale: un Paese in cui nessun indicatore economico e migliorato e in cui i cittadini hanno la percezione di un’inerzia invincibile.

A ciò va aggiunto che le ragioni addotte più frequentemente per spiegare il declino, anche se individuano fattori reali di criticità, non sembrano sufficienti. È insufficiente focalizzarsi sul Mezzogiorno e sul suo ritardo di sviluppo. Infatti, negli anni del declino, il Sud è cresciuto più del Nord.

Ma gli italiani continueranno a far finta di non capire.

Con l’indipendenza la Scozia avrebbe un rapporto debito/PIL che varia dalla più pessimistica ipotesi del 62% alla più ottimistica del 38%, contro l’attuale 72% del Regno Unito. Non male come politica di austerità.

Quello che i leghisti non dicono.

Lo studio simula quattro plausibili scenari di finanza pubblica nel medio periodo (2013-15), stimando per ognuno di essi la potenziale perdita in termini di crescita per l’Italia, limitatamente alle regioni a statuto ordinario, e la Napolitania, da cui risulta che:

1. In caso di indebitamento nullo, ovvero rispettando il pareggio di bilancio, l’impatto sulla crescita dell’Italia è del -0,97%, sulla crescita della Napolitania del -1,47%;

2. In caso di rapporto debito/PIL costante nel tempo, l’impatto sulla crescita dell’Italia è del -1,05%, sulla crescita della Napolitania del -1,54%;

3. In caso di crescita del debito per un massimo del 3% del PIL, come definito dal trattato di Maastricht, l’impatto sulla crescita dell’Italia è del -1,37%, sulla crescita della Napolitania del -1,88%;

4. In caso di riduzione del debito del 5% del PIL ogni anno, l’impatto sulla crescita dell’Italia è del -1,13%, sulla crescita della Napolitania del -1,69%;

Pare però che gli economisti italiani notino solo gli effetti negativi dei vincoli di bilancio sull’economia padana.

La regola del trattenere le risorse sul territorio, fra l’altro largamente in via di fatto praticata, o della “restituzione delle risorse al territorio”, nel concreto significa che, a parità di ricchezza, i cittadini del Nord debbano pagare minori imposte rispetto a quelli del Sud, oppure che, a parità di bisogni, i secondi abbiano minori diritti rispetto ai primi. Si tratta di un ragionamento (di una pretesa) che uno dei massimi economisti italiani, Maffeo Pantaleoni, aveva bollato nei primi anni del secolo scorso (1901) come “paralogismo”, che è un modo cortese per dire “stupidaggini” o “prevaricazione”.
Solo che Pantaleoni si riferiva alla proposta di Nitti in cui le parti erano opposte.

Introduzione

Opinione diffusa è che Napoli e la Napolitania sono luoghi in cui c’è un maggior tasso di criminalità rispetto alle altre aree di Italia. Per accertarsi della sua veridicità si possono consultare sia fonti amministrative che statistiche. Le fonti amministrative nascono raccogliendo i dati generati dalle forze di polizia nello svolgimento delle rispettive attività e che vengono raccolti nella banca dati integrata detta Sistema di indagine (Sdi). Essa contiene i cosiddetti “fatti Sdi”, che si distinguono in fatti, ovvero qualsiasi evento di interesse delle forze dell’ordine, e provvedimenti, ovvero tutti i documenti emessi dalle autorità competenti e riguardanti un fatto illecito. Le rilevazioni amministrative, quindi, non si limitano alle sole denunce e sarebbero già uno strumento efficace per analizzare il fenomeno della criminalità. [1] A questo si aggiunge la raccolta da parte dell’ISTAT relativi alle denunce alle forze dell’ordine. [2]
Le fonti statistiche nascono attraverso rilevazioni ad hoc e, nel caso della criminalità, esiste una specifica indagine dell’ISTAT, campionaria e a cadenza quinquennale, sulla sicurezza dei cittadini. [3]
I principali risultati dell’indagine sono la stima della sicurezza oggettiva (livello di criminalità esistente, sia visibile che sommerso), della sicurezza soggettiva (percezione della sicurezza dei cittadini nei propri ambienti di vita), del numero oscuro (numero di reati non denunciati) e dell’influenza dei reati subiti sulle abitudini di vita.
I dati ISTAT più recenti a disposizione sono relativi agli anni 2008 e 2009. La ripartizione Sud è utilizzata come riferimento per la Napolitania, anche se i confini delle due aree non corrispondono appieno.

La criminalità oggettiva

L’indagine distingue tra due gruppi di reati, ovvero i reati contro l’individuo e contro la famiglia. A loro volta, il primo gruppo si suddivide in reati contro la proprietà individuale e reati violenti, il secondo in reati contro l’abitazione e contro i veicoli. Il seguente grafico riporta il tasso di criminalità, inclusi i reati non denunciati, per ogni gruppo.
Tasso di criminalità per ripartizione geografica e tipo di reato. Anni 2008-2009. Elaborazione mia. [3]
Il grafico mostra che la propensione al reato dipende maggiormente dal tipo di reato rispetto alla ripartizione geografica, con la prevalenza dei reati contro i veicoli e contro l’abitazione. A livello geografico, i reati contro la proprietà individuale prevalgono nel Nord-Ovest, i reati violenti nel Sud e al Centro prevalgono i reati contro l’abitazione e i veicoli.
Relativamente ai reati di scippo, rapina e aggressione viene rilevata anche la presunta origine dell’autore del reato, riportata nel seguente grafico.
Presunta origine degli autori di reato. Anni 2008-2009. Elaborazione mia. [3]
Dal grafico risulta una maggior propensione al reato da parte di individui di origine italiana. Quindi l’idea che l’immigrazione influenzi la criminalità, in particolare in alcune aree specifiche, non trova riscontro.

Le denunce

Dalle rilevazioni statistiche è possibile stimare anche il tasso di denuncia, riportato nel seguente grafico secondo la ripartizione geografica.
Tassi di denuncia per ripartizione geografica. Anni 2008-2009. Elaborazione mia. [3]
Dal grafico risulta un tasso di denuncia leggermente superiore nel Sud e nelle Isole, ma che non supera il 40% degli illeciti subiti. Il tasso di denuncia risulta, invece, influenzato dalla gravità del reato subito.
La percentuale di denuncia varia per tipo di reato. Generalmente i reati consumati vengono denunciati di più rispetto ai tentati, lo stesso accade per i reati relativi ai veicoli per i quali la denuncia è necessaria ai fini del risarcimento assicurativo e per cautela personale, le rapine, che sono le più efferate e presuppongono anche la presenza di violenza e i furti in abitazione.
[…]
Nell’indagine è stato richiesto alle persone che non hanno denunciato il reato subito perché non l’abbiano fatto. Un’alta percentuale, variabile tra i vari tipi di reato, ha risposto che il fatto non era abbastanza grave. Ovviamente, questo tipo di risposta ha differenti significati a seconda del reato considerato. Come precedentemente visto, nel caso di uno scippo può derivare da un basso valore degli oggetti rubati […], per le aggressioni può dipendere dal non aver subito ferite. [3]
Esistono, comunque, diverse propensioni alla denuncia in base al tipo di reato subito nelle diverse ripartizioni geografiche.

Se la distribuzione della percentuale di denuncia nel territorio globalmente non presenta particolari differenze, i singoli reati mostrano invece alcune specificità. Gli scippi e i borseggi sono maggiormente denunciati al Centro […], le rapine e le aggressioni nel Mezzogiorno, le minacce al Nord-est e nelle Isole, i furti di oggetti personali e i furti in abitazione nel Nord-ovest, i furti di veicoli (in particolare moto e motorini) nel Mezzogiorno e i furti di oggetti nei veicoli nel Nord-est. [3]

La criminalità soggettiva

Essendo la situazione oggettiva della criminalità pressoché simile in tutte le ripartizioni geografiche, ci si aspetta che lo sia anche la percezione della stessa e del degrado. Il seguente grafico riporta le percentuali di individui che si sono collocati nel punto più basso della scala di percezione per diverse domande relative alla percezione della criminalità.
Percezione della criminalità per ripartizione geografica. Anni 2008-2009. Elaborazione mia. [3]
Il grafico mostra una maggior percezione della criminalità al Sud e al Centro rispetto alle altre ripartizioni, anche se ci sono tendenze comuni tra le varie aree. In particolare, ci si sente più sicuri da soli in casa che in strada e si tende a non uscire di casa da soli. Notevole è la differenza della percezione dell’efficacia del lavoro delle forze delle ordine e della pericolosità della zona, che al Sud raggiungono rispettivamente il 14,1% e il 20,2%, mentre nelle altre ripartizioni oscillano intorno al 10% e al 15%.  In entrambi i casi la percezione risulta essere infondata, non essendoci notevoli differenze negli indicatori di degrado e dell’attività delle forze dell’ordine tra le ripartizioni. Dai dati, infatti, risulta che il 28,1% degli intervistati al Sud abbia assistito a scene di degrado, contro il 28,1% del Nord-Ovest, 24,1% del Nord-Est, 30,4% del Centro e 22,6% delle Isole e che il 38,8% degli intervistati al Sud è stato fermato dalle forze dell’ordine, contro il 35,6% del Nord-Ovest, 41,2% del Nord-Est, 39,5% del Centro e 36,5% delle Isole. [3]

Conclusioni

L’idea che in Napolitania ci sia una maggiore propensione al reato non è confermata dall’indagine dell’ISTAT. Le differenze nelle varie aree, più che ad una maggiore propensione al reato, sono legate ad una diversa percezione della sicurezza. Pur non esistendo un’area in cui la criminalità è più forte, i diversi tipi di reati hanno diffusione differenti nelle varie aree. Nello specifico

Il rischio è maggiore nel Sud per le rapine, gli scippi, le minacce, i furti dei veicoli e delle parti di veicoli, ma è superiore nel Centro-Nord per i furti di oggetti personali senza contatto, i borseggi e i furti nella prima casa, nonché per i furti di biciclette. [3]
Le ragioni del minor senso di sicurezza in Napolitania, infine, non sembrano attribuibili ad un maggior degrado ma nel senso di sfiducia nei confronti delle forze dell’ordine, nonostante non ci siano notevoli differenze nell’attività di controllo dell’ordine pubblico.

Riferimenti

[1] Calabria, E., “Le statistiche della delittuosità: una misura possibile della criminalità in Italia e in Europa”, in “Leggere il cambiamento del Paese: atti della nona conferenza nazionale di statistica”, ISTAT, Roma 2010, pp. 432-436.
[2] ISTAT, “Delitti denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria. Anno 2010”, Tavole di dati, Roma 11 Gennaio 2012.
[3] ISTAT, “Reati, vittime e percezione della sicurezza. Anni 2008 – 2009”, Comunicato stampa, Roma 22 Novembre 2010

Se da un lato sono state attuate politiche antinapolitane, dall’altro si è taciuto. E chi tace acconsente, si suol dire.
È per questa ragione che votare questo o quel partito non può essere una soluzione.